Il Terzo Settore nella legislazione emergenziale in tema di Coronavirus

Il Professore di Diritto privato dell’Università del Molise e Avvocato in Roma Antonio Fici spiega e illustra le norme relative al Terzo Settore contenute nella legislazione legata al Coronavirus.

Decreto “Cura Italia”: quali sono le misure che riguardano il terzo settore 

Introduzione

La legislazione emergenziale di questi tempi (i cui principali atti sono: il D.L. 23 febbraio 2020, n. 6; il d.p.c.m. 8 marzo 2020, n. 11; il D.L. 9 marzo 2020, n. 14; il D.L. 17 marzo 2020, n. 18, c.d. “Cura Italia”; e da ultimi il d.p.c.m. 22 marzo 2020 e il D.L. 25 marzo 2020, n. 19) s’indirizza, direttamente o indirettamente, anche agli enti del terzo settore. 

La presenta nota si propone di fare il quadro delle principali disposizioni ad esse applicabili. 

Sospensione delle attività sino al 3 aprile 2020

Innanzitutto, com’è noto, la legislazione in questione impedisce lo svolgimento da parte di chiunque, sino al 3 aprile 2020 (fatte salve, ovviamente, ulteriori proroghe), di tutte le attività considerate non essenziali, non di pubblica utilità, non strategiche e comunque di tutte le attività che non siano comprese tra quelle il cui esercizio sia espressamente consentito. Tra le attività espressamente consentite (in quanto contenute nell’allegato 1 al d.p.c.m. 22 marzo 2020) figurano ad esempio, per quanto più interessa il terzo settore, oltre ovviamente ai servizi di assistenza sanitaria (di cui al codice ATECO n. 86), anche i servizi di assistenza sociale residenziale e non residenziale (di cui ai codici ATECO n. 87 e 88). Per queste ultime, tuttavia, dovrebbero valere le limitazioni già previste dagli articoli 47 e 48 del D.L. n. 18/2020, in quanto poste da una fonte normativa (il decreto legge) gerarchicamente sovraordinata al successivo d.p.c.m. 22 marzo 2020.

Sospese almeno fino al 3 aprile 2020 sono dunque, tra le altre, le attività sportive dilettantistiche, ricreative e culturali. Esse potrebbero tuttavia legittimamente essere svolte, qualora ciò sia materialmente possibile, in modalità on-line (difficile è, invero, immaginare questa modalità per lo sport).

Compatibilità tra status di volontario e status di lavoratore retribuito 

Al fine di promuovere il volontariato in questa delicata fase di emergenza, l’art. 6 del D.L. 9 marzo 2020, n. 14, dispone che: “Per fronteggiare l’emergenza epidemiologica da COVID-19, per  il periodo della durata emergenziale, come stabilito dalla delibera  del Consiglio dei ministri del 31 gennaio 2020, non si applica il regime di incompatibilità di cui all’articolo  17, comma 5, del decreto legislativo 3 luglio 2017, n. 117”. L’art. 17, comma 5 è la norma del Codice del Terzo settore che sancisce l’incompatibilità assoluta – nell’ambito del medesimo ente del terzo settore e con riferimento alla medesima persona – tra la qualità di volontario e quella di lavoratore retribuito. Esso dispone infatti: “La qualità di volontario è incompatibile con qualsiasi forma di rapporto di lavoro subordinato o autonomo e con ogni altro rapporto di lavoro retribuito con l’ente di cui il volontario è socio o associato o tramite il quale svolge la propria attività volontaria”.

La deroga in questione non comporta – si badi bene – che il volontario possa in questa fase emergenziale essere retribuito dall’ente del terzo settore, ma consente soltanto che la stessa persona fisica possa, fino al termine dello stato di emergenza (attualmente fissata al 31 luglio 2020 dalla delibera del Consiglio dei Ministri del 31 gennaio 2020), cumulare lo status di volontario con quello di lavoratore retribuito nella medesima organizzazione di terzo settore, ovverosia, detto altrimenti, svolgere attività di volontariato (oltre a quella di lavoro retribuito) nell’ambito e per il tramite del medesimo ente del terzo settore nel quale lavora.

Misure a tutela del lavoro

I lavoratori degli enti del terzo settore, al pari di quelli di tutti gli altri enti, potranno accedere alle varie misure in favore dell’occupazione e a sostegno del lavoro previste nel Titolo II del D.L. 17 marzo 2020, n. 18, c.d. “Cura Italia”. In particolare, l’art. 22, comma 1, del decreto legge in questione menziona espressamente gli enti del terzo settore tra i datori di lavoro che possono beneficiare di trattamenti di cassa integrazione salariale in deroga. A tal riguardo, risulta che le Regioni Toscana e Puglia abbiano già stipulato accordi con le parti sociali per la concessione della cassa integrazione in deroga anche agli enti del terzo settore: cfr. https://bit.ly/2UAuU4i  e https://bit.ly/2WMvm2l 

Proroga dei termini

Tra le varie proroghe disposte dalla normativa emergenziale, le seguenti sono di diretta rilevanza per gli enti del terzo settore:

  1. il termine finale per l’adeguamento degli statuti degli enti alla riforma del terzo settore, che una norma recente aveva fissato al 30 giugno 2020, è stato adesso prorogato al 31 ottobre 2020 (dall’art. 35, comma 1, D.L. 18/2020). Occorre al riguardo ricordare che questo termine vale soltanto per le ODV, le APS e le ONLUS costituite prima dell’entrata in vigore della riforma del terzo settore (cioè il 3 agosto 2017), dal momento che gli enti costituiti dopo questa data avrebbero dovuto e devono costituirsi immediatamente rispettando le nuove norme, già dal momento della loro costituzione e in fase di redazione del proprio statuto. Si ricorda altresì che il rispetto del termine del 31 ottobre 2020 è essenziale per un ente sia al fine di conservare la veste di ente del terzo settore sia per poter usufruire della possibilità di adeguare il proprio statuto mediante una semplice delibera di assemblea ordinaria (ovverosia senza le maggioranze “rinforzate” richieste per le delibere di assemblea straordinaria). La stessa proroga ha riguardato le imprese sociali di cui al d.lgs. 1127/2017;
  2. è consentito ad ODV, APS ed ONLUS (dall’art. 35, comma 3, D.L. 18/2020), per le quali la scadenza del termine di approvazione dei bilanci ricade all’interno del periodo emergenziale, cioè entro il 31 luglio 2020 (salvo proroghe), approvare i propri bilanci entro il 31 ottobre 2020, anche in deroga alle previsioni di legge, regolamento o statuto; sotto questo punto di vista, nulla è specificamente previsto con riguardo alle imprese sociali (e alle cooperative sociali), le quali tuttavia, considerata la loro prevalente natura societaria, potranno avvalersi di quanto disposto dall’art. 106, D.L. 18/2020;
  3. l’art. 62 D.L. 18/2020 ha sospeso gli adempimenti tributari (diversi dai versamenti, dalle ritenute alla fonte e dalle trattenute relative all’addizionale regionale e comunale) destinati a scadere nel periodo compreso tra l’8 marzo 2020 e il 31 maggio 2020. Essi potranno infatti essere effettuati entro il 30 giugno 2020 senza applicazione di sanzioni. Tra gli adempimenti tributari in scadenza in questo periodo (e perciò prorogati sino al 30 giugno 2020), v’è anche l’invio del modello EAS, cui sono tenuti gli enti che nel 2019 abbiano variato i dati in precedenza comunicati all’Agenzia delle Entrate (cosa che è sicuramente avvenuta con riguardo a molti enti, considerate le modifiche statutarie rese necessarie nel 2019 dall’adeguamento alla riforma del terzo settore); resta invece ferma al 31 marzo la presentazione della Certificazione Unica;
  4. per quanto invece riguarda i versamenti fiscali, la norma di riferimento è l’art. 61 del D.L. 18/2020, che contiene un elenco di soggetti per i quali sono sospesi fino al 30 aprile i versamenti di ritenute, contributi previdenziali/assistenziali e premi per assicurazioni obbligatorie, con possibilità di pagare in un’unica soluzione, senza applicazioni di interessi e sanzioni, entro il 31 maggio (o in 5 rate mensili a partire dal mese di maggio). Sospesi anche i versamenti di IVA di marzo, che potranno essere rinviati con le stesse scadenze. Sono espressamente ricomprese nel rinvio le ODV, APS ed ONLUS che svolgono le attività di interesse generale di cui all’art. 5 del Codice del Terzo settore. 

Sospensione delle rate di mutuo

L’art. 56 D.L. 18/2020 prevede una serie di misure di sostegno finanziario tra cui la sospensione delle rate dei mutui sino al 30 settembre 2020. Purtroppo questa misura è espressamente rivolta soltanto alle micro, piccole e medie imprese, e non è dunque chiaro se possa applicarsi anche agli enti del terzo settore, soprattutto quelli diversi dalle imprese sociali e che non svolgono attività economiche. In sede di conversione del decreto legge, non è tuttavia escluso che, anche grazie alla capacità propositiva delle organizzazioni rappresentative del terzo settore, la misure di cui all’art. 56 possano essere esplicitamente estese agli enti del terzo settore (e tra essi anche alle APS), che potrebbero così beneficiare della possibilità di richiedere la sospensione dei mutui in corso.

Riunioni on-line degli organi sociali

L’art. 73, comma 4, D.L. 18/2020 consente, fino alla cessazione dello stato di emergenza, cioè sino 31 luglio 2020 (salvo proroghe), che in tutte le associazioni, anche non riconosciute come persone giuridiche e in tutte le fondazioni, gli organi sociali possano riunirsi in videoconferenza, anche se questa possibilità non sia prevista dai loro statuti. In questo caso, le riunioni degli organi sociali devono avvenire nel rispetto di criteri di trasparenza e tracciabilità previamente fissati, e devono essere utilizzati sistemi che consentano di identificare con certezza i partecipanti nonché di dare adeguata pubblicità delle sedute, ove previsto, secondo le modalità individuate da ciascun ente. Tutte le APS potrebbero dunque avvalersi di questa facoltà concessa dal legislatore dell’emergenza (sino al 31 luglio 2020, salvo proroghe).

Le imprese sociali in forma di società potranno invece ricorrere alle previsioni di cui all’art. 106, D.L. 18/2020.

Incentivazione delle erogazioni liberali

L’art. 66, D.L. 18/2020 contiene una norma specifica di agevolazione delle erogazioni liberali in denaro o in natura in favore dello Stato o di altri enti pubblici, territoriali e non, nonché di fondazioni e associazioni legalmente riconosciute senza scopo di lucro, finalizzate a finanziare interventi in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID-19.

Per le erogazioni liberali effettuate nell’anno 2020 dalle persone fisiche e dagli enti non commerciali spetta una detrazione dall’imposta lorda ai fini dell’imposta sul reddito pari al 30%, per un importo non superiore a 30.000 euro.

Per le erogazioni liberali effettuate dai soggetti titolari di reddito d’impresa, si applica l’articolo 27 della legge 13 maggio 1999, n. 133.

Ai fini dell’imposta regionale sulle attività produttive, le erogazioni liberali sono altresì deducibili nell’esercizio in cui sono effettuate.

Per le erogazioni in natura, la valorizzazione è effettuata ai sensi di quanto previsto dagli articoli 3 e 4 del recente D.M. 28 novembre 2019, emanato in attuazione del Codice del Terzo settore.

Da sottolineare che questa misura non si sostituisce ma si aggiunge a quella già prevista dall’art. 83 del Codice del Terzo settore.

Per approfondimenti su quest’ultimo tema si rinvia al recentissimo intervento di Gabriele Sepio su Vita, disponibile qui: https://bit.ly/3dueW4j 

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