Novità positive per gli enti del Terzo settore dal “decreto crescita”: prorogata la scadenza per gli adeguamenti statutari ed alleggeriti gli obblighi di trasparenza

È stata approvata in via definitiva, ed è stata già pubblicata in Gazzetta Ufficiale, la legge 28 giugno
2019, n. 58, di conversione, con modificazioni, del decreto legge n. 34/2019, contenente, tra l’altro,
significative novità per il Terzo settore.

Quando ormai era imminente la scadenza del 2 agosto 2019 – termine entro cui gli enti del Terzo
settore costituiti prima del 3 agosto 2017 avrebbero dovuto ottemperare all’obbligo di adeguare i
propri statuti al nuovo quadro normativo – ecco che sopraggiunge la proroga del termine di
scadenza per gli adeguamenti statutari, anche se questa è soltanto una delle novità introdotte dal
decreto.
Qui di seguito, le nuove indicazioni “temporali” contenute nel testo del decreto:
i) prorogato al 30 giugno 2020 il termine per adeguare gli statuti di ONLUS, Organizzazioni di
volontariato ed Associazioni di promozione sociale;
ii) “riaperto”, di fatto, il termine di adeguamento, già scaduto il 19 febbraio 2019, per le imprese
sociali, le quali potranno anch’esse osservare la data del 30 giugno 2020.
L’art. 43, comma 4-bis, del decreto ha infatti stabilito che “in deroga a quanto previsto dall’articolo
101, comma 2, del codice del Terzo settore, di cui al decreto legislativo 3 luglio 2017, n. 117, i
termini per l’adeguamento degli statuti delle bande musicali, delle organizzazioni non lucrative di
utilità sociale, delle organizzazioni di volontariato e delle associazioni di promozione sociale sono
prorogati al 30 giugno 2020. Il termine per il medesimo adeguamento da parte delle imprese sociali,
in deroga a quanto previsto dall’articolo 17, comma 3, del decreto legislativo 3 luglio 2017, n. 112,
è differito al 30 giugno 2020”.
Nonostante il tempo a disposizione sia adesso maggiore, rimane tuttavia consigliabile non rinviare
senza ragione la procedura di adeguamento e dunque “mettersi in regola” il più presto possibile,
soprattutto qualora l’adeguamento alla nuova normativa non presenti per gli enti interessati
particolari difficoltà o il compimento di chissà quali scelte. Adeguandosi, infatti, gli enti non
andranno incontro a nessuna potenziale conseguenza negativa (in sede di eventuali controlli). Essi,
per di più, potranno avvantaggiarsi dell’intervenuto adeguamento in sede di “trasmigrazione” nel
Registro unico, se davvero esso avverrà nel marzo del 2020, come sembra dalle notizie che
circolano a tal riguardo.

Il “decreto crescita” contiene, inoltre, anche importanti novità riguardanti gli obblighi di trasparenza
relativi alla pubblicazione di somme ricevute da enti pubblici.
Tali obblighi sono stati introdotti, per la prima volta, dai commi 125-129 dell’articolo 1 della legge
4 agosto 2017, n. 124. Il decreto ha, su questo versante, profondamente modificato la precedente
disciplina:
– è stato modificato il termine di pubblicazione che l’ente dovrà rispettare: la data del “28 febbraio”
è stata sostituita con quella del 30 giugno di ogni anno (con riferimento ai contribuiti ricevuti l’anno
precedente). Gli enti che non avessero ancora effettuato la pubblicazione dovuta potrebbero dunque
mettersi in regola al più presto;
– in relazione all’oggetto della pubblicazione, dovranno essere pubblicate soltanto le informazioni
relative a sovvenzioni, sussidi, vantaggi, contributi o aiuti, in denaro o in natura, ricevuti da
pubbliche amministrazioni, sempre che: a) non abbiano carattere generale; b) non abbiano natura

corrispettiva, retributiva o risarcitoria; c) siano di importo non inferiore a 10.000 € (quest’ultima
soglia è rimasta invariata);
– quanto alle modalità di pubblicazione, i soggetti che svolgono attività commerciali (ad esempio le
imprese sociali) devono dare conto di questi contributi nella nota integrativa al proprio bilancio
ovvero nel proprio sito Internet o in analoghi portali digitali qualora redigano il bilancio in forma
abbreviata ai sensi dell’art. 2435-bis del codice civile (o siano comunque non tenuti alla redazione
della nota integrativa al bilancio). Tutti gli altri soggetti obbligati (associazioni e fondazioni)
devono pubblicarli nel proprio sito Internet o in analoghi portali digitali. Una regola particolare vale
per le cooperative sociali che svolgono attività a favore degli stranieri: esse sono altresì tenute a
pubblicare trimestralmente nei propri siti internet o portali digitali l’elenco dei soggetti a cui sono
versate somme per lo svolgimento di servizi finalizzati ad attività di integrazione, assistenza e
protezione sociale.
– anche il regime delle sanzioni, prima lacunoso, vede alcune novità: si prevede infatti adesso che, a
partire dall’1 gennaio 2020, l’inosservanza degli obblighi comporta una sanzione pari all’1 per
cento degli importi ricevuti con un importo minimo di 2.000 euro, nonché la sanzione accessoria
dell’adempimento agli obblighi di pubblicazione. Decorsi 90 giorni dalla contestazione senza che il
trasgressore abbia ottemperato agli obblighi di pubblicazione e al pagamento della sanzione
amministrativa pecuniaria, si applica la sanzione della restituzione integrale del beneficio ai soggetti
eroganti. Le sanzioni sono irrogate dalle pubbliche amministrazioni che hanno erogato il beneficio
oppure dall’amministrazione vigilante o competente per materia.
Sempre in materia di trasparenza, il “decreto crescita” ha finalmente escluso gli enti del Terzo
settore (nonché le fondazioni, le associazioni, i comitati appartenenti alle confessioni religiose con
le quali lo Stato ha stipulato patti, accordi o intese) dall’ambito di applicazione del c.d.
provvedimento “spazzacorrotti”, che aveva finito per equiparare ai partiti politici tutte le
associazioni e fondazioni, sol che fosse accertato un loro qualche “collegamento” con la persona di
un politico o ex-politico, incluse le associazioni e le fondazioni del Terzo settore, su cui già gravano
numerosi obblighi di trasparenza per effetto della nuova normativa.
Il provvedimento aveva suscitato molto clamore e preoccupazione nel mondo del Terzo settore.
Il decreto contiene inoltre disposizioni di “semplificazione” degli adempimenti per la gestione degli
enti del Terzo settore, e chiarisce, opportunamente, che “fino all’operatività del Registro unico
nazionale del Terzo settore di cui all’articolo 45 del decreto legislativo 3 luglio 2017, n. 117, il
requisito dell’iscrizione nel predetto registro (…) s’intende soddisfatto con l’iscrizione in uno dei
registri previsti dalle normative di settore, ai sensi dell’articolo 101, comma 3, del decreto
legislativo 3 luglio 2017, n. 117”. Tali registri transitoriamente “equipollenti” sono i registri
(regionali) delle ODV, i registri (regionali e nazionale) delle APS e l’anagrafe delle ONLUS.

Il decreto crescita, amplia, infine, la platea dei potenziali beneficiari della “decommercializzazione”
di cui all’art. 89, comma 4, del Codice del Terzo settore: tale modifica ripristina, di fatto,
l’originaria formulazione dell’art. 148, comma 3, TUIR, aggiungendo una nuova categoria di
soggetti. In sostanza oggi, l’art. 148, comma 3, TUIR, si applica ad “associazioni politiche,
sindacali e di categoria, religiose, assistenziali, culturali, sportive dilettantistiche, di promozione
sociale e di formazione extra-scolastica della persona”, nonché alle “strutture periferiche di natura
privatistica necessarie agli enti pubblici non economici”.

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