La riforma

Il nuovo volto del Terzo settore: le principali novità introdotte dalla riforma del 2017

Le fonti normative del “nuovo” Terzo settore

La riforma del Terzo settore, che si compone di una serie di atti normativi, ha attribuito agli “enti del Terzo settore” (ETS) una nuova chiara identità ed una serie di vantaggi, non solo fiscali, cui si accompagnano diversi oneri organizzativi, gestionali e di pubblicità e trasparenza il cui assolvimento è necessario per poter mantenere la qualifica di ETS e godere dei benefici ad essa associati.

Il “quadro” normativo di riferimento è costituito da diversi decreti legislativi attuativi della legge delega 106/2016 che ha dato origine all’intero processo:

– innanzitutto, il d.lgs. 117/2017 (successivamente “corretto” dal d.lgs. 105/2018), che ha introdotto il Codice del Terzo settore (CTS);

– in secondo luogo, il d.lgs. 112/2017 (successivamente “corretto” dal d.lgs. 95/2018), che disciplina l’impresa sociale, che nel nuovo quadro normativo costituisce un particolare tipologia di ente del terzo settore (assieme ad altre);

– ed infine il d.lgs. 111/2017, di riforma dell’istituto del cinque per mille, e il d.lgs. 40/2017, di riforma del servizio civile universale.

Cosa sono e quali sono gli enti del terzo settore (ETS)

Quella di “terzo settore” è una qualifica opzionale che può essere acquisita da un ente giuridico che, in possesso di determinati requisiti previsti dalla legge (la forma giuridica di associazione o di fondazione, lo svolgimento di attività di interesse generale, l’assenza di scopo di lucro), si iscriva nel Registro Unico Nazionale del Terzo Settore (RUNTS).

Esistono diverse tipologie di enti del terzo settore (ETS):

1) gli ETS “tipici”: le organizzazioni di volontariato (ODV), le associazioni di promozione sociale (APS), gli enti filantropici, le imprese sociali (incluse le cooperative sociali), le reti associative (tra cui quelle nazionali) e le società di mutuo soccorso;

2) gli ETS “atipici”: le associazioni, riconosciute o non riconosciute, le fondazioni e gli enti di carattere privato diversi dalle società che siano in possesso dei requisiti normativi per qualificarsi come ETS ma non abbiano voluto o potuto acquisire una qualifica particolare, ovvero “tipica”.

Come si applica la nuova disciplina

Un’importante chiave di lettura del CTS si trova nell’art. 3, che disciplina le “norme applicabili” e contiene preziose indicazioni riguardanti le modalità di applicazione delle norme del Codice.

Premettendo che il CTS non abroga la disciplina contenuta nel codice civile (che andrà naturalmente applicata agli enti di diritto privato che non si qualificheranno come ETS), le nuove norme si attuano nel modo seguente: le disposizioni del CTS si applicano a tutti gli ETS, anche a quelli (“tipici”) che hanno una disciplina particolare (es. ODV, APS, imprese sociali…), purché non derogate e in quanto compatibili. Agli ETS, per ciò che non è previsto dal CTS, si possono applicare, in quanto compatibili, anche le norme del codice civile.

Altre norme “chiave”, utili alla comprensione di ciò che si applica nel periodo “transitorio” e di ciò che è stato abrogato, sono contenute negli artt. 101 e 102, CTS.  

L’assenza di scopo di lucro e le finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale; l’attività di interesse generale e le attività secondarie

Ciò che contraddistingue gli ETS rispetto a tutti gli altri enti di carattere privato, quelli per i quali resta ferma la disciplina contenuta nel codice civile, è il perseguimento, senza scopo di lucro, di finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale attraverso lo svolgimento di una o più attività di interesse generale.

Il patrimonio degli ETS, comprensivo di eventuali ricavi, rendite, proventi, entrate comunque denominate, deve essere utilizzato per lo svolgimento dell’attività statutaria ai fini dell’esclusivo perseguimento delle predette finalità. A ciò bisogna aggiungere anche il divieto di distribuzione, anche indiretto, di utili e avanzi di gestione, fondi e riserve comunque denominate a fondatori, associati, lavoratori e collaboratori (art. 8).

Gli ETS perseguono tali finalità mediante lo svolgimento, in via esclusiva o principale, di una o più attività di interesse generale, contenute nella lista predisposta dall’art. 5 CTS: si tratta di un elenco tassativo di 26 voci, tra cui rientra l’organizzazione e gestione di attività sportive dilettantistiche (lettera t). Ciò significa che gli ETS dovranno necessariamente svolgere una o più attività di interesse generale tra quelle indicate nell’art. 5 CTS per potersi qualificare come tali. L’attività di interesse generale può essere svolta in vario modo, ovverosia in forma di azione volontaria o di erogazione gratuita di denaro, beni o servizi, o di mutualità o di produzione o scambio di beni o servizi (quindi sia con modalità gratuito-erogative che con modalità economico-imprenditoriali, ovvero commerciali).

Il quadro delle attività degli ETS è arricchito dalla possibilità per gli stessi di svolgere anche attività “diverse”, a condizione che le stesse siano secondarie e strumentali rispetto alle attività di interesse generale e purché lo statuto sia dotato di apposita clausola che ne legittimi l’esercizio (art. 6).

Il CTS prevede, inoltre, la possibilità per gli ETS di effettuare attività di raccolta fondi, finalizzata al finanziamento delle attività di interesse generale, anche attraverso la richiesta a terzi di lasciti, donazioni e contributi di natura non corrispettiva (art. 7).

Il ruolo “chiave” del volontariato

Uno dei principali meriti della riforma è quello di aver valorizzato il volontariato e la figura del volontario, che oggi ha una vera e propria definizione legislativa. Il volontario è, infatti, una persona che, per sua libera scelta, svolge attività in favore della comunità e del bene comune, anche per il tramite di un ente del Terzo settore, mettendo a disposizione il proprio tempo e le proprie capacità per promuovere risposte ai bisogni delle persone e delle comunità beneficiarie della sua azione, in modo personale, spontaneo e gratuito, senza fini di lucro, neanche indiretti, ed esclusivamente per fini di solidarietà (art. 17).

Dalla nozione emerge un rafforzamento del ruolo del volontariato in tutti gli ETS e ciò si evidenzia anche in un altro aspetto della riforma, quello che riguarda i Centri di servizio per il volontariato (CSV), anch’essi oggetto di un profondo ripensamento ad opera del legislatore della riforma. Basti pensare che il CSV non è più al servizio delle sole organizzazioni di volontariato, ma eroga i suoi servizi in favore di tutti gli ETS, iscritti e non iscritti.

Principali vantaggi per gli ETS

Il CTS promuove l’identità giuridica degli ETS attraverso la predisposizione di numerosi vantaggi: l’accesso al credito agevolato, l’accesso al fondo sociale europeo, il fondo per il finanziamento di progetti e attività di interesse generale nel Terzo settore, il Social bonus, nonché una serie di disposizioni fiscali di favore ritagliate per tale categoria organizzativa.

La procedura “semplificata” di acquisto della personalità giuridica

Le associazioni e le fondazioni del Terzo settore possono acquistare la personalità giuridica mediante l’iscrizione nel RUNTS, in deroga alla procedura ordinaria prevista dal DPR 361/2000. Si tratta di una procedura semplificata che richiede un patrimonio minimo di almeno 15.000 euro per le associazioni e di 30.000 euro per le fondazioni e l’intervento del Notaio.

Il legislatore ha inoltre stabilito che per gli enti già in possesso della personalità giuridica, che desiderano iscriversi nel RUNTS con l’intermediazione del Notaio e il patrimonio minimo sopra indicato, l’efficacia dell’iscrizione nei registri delle persone giuridiche di cui al DPR 361/2000 resta sospesa fintanto che sia mantenuta l’iscrizione nel RUNTS.

I rapporti con le pubbliche amministrazioni

Gli ETS sono partner “privilegiati” delle pubbliche amministrazioni con cui hanno in comune l’agire per finalità non egoistiche e di interesse generale. Di particolare interesse sono, a questo riguardo, gli articoli 55, 56 e 57 del Codice, che attribuiscono agli ETS un ruolo particolare nella definizione e nella realizzazione assieme e per conto della pubblica amministrazione di servizi di interesse generale.

Principali obblighi per gli ETS

Gli ETS devono osservare una serie di oneri appositamente studiati dal legislatore per il corretto funzionamento degli stessi e per preservarne l’identità giuridica.

Gli ETS sono tra l’altro tenuti:

1) all’iscrizione nel RUNTS, nell’apposita sezione di riferimento;

2) all’uso, nella denominazione sociale, della locuzione o dell’acronimo di “ETS” (gli enti “tipici” possono limitarsi ad utilizzare la locuzione o l’acronimo riferibile alla loro particolare categoria: ODV, APS, impresa sociale, ecc.);

3) all’osservanza delle norme riguardanti le scritture contabili e di bilancio;

4) ad osservare particolari regole di governance;

5) al rispetto degli obblighi di devoluzione del patrimonio in caso di scioglimento.

Il sistema dei controlli

Il CTS garantisce l’uniforme applicazione della normativa in esame attraverso norme che regolano le attività di monitoraggio, vigilanza e controllo degli ETS, attribuendo all’Amministrazione finanziaria la competenza in ordine ai controlli fiscali sugli ETS.

I controlli – ad opera del Ministero del Lavoro – sono finalizzati ad accertare la sussistenza e la permanenza dei requisiti necessari all’iscrizione nel RUNTS; il perseguimento delle finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale; il corretto impiego delle risorse attribuite agli ETS e il diritto di avvalersi dei benefici fiscali e del cinque per mille. Tali controlli potrebbero in futuro essere delegati dal Ministero del Lavoro alle reti associative nazionali del terzo settore e ai centri di servizio per il volontariato.

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