F.A.Q.

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ASSOCIAZIONI DI PROMOZIONE SOCIALE (APS)

Cosa s’intende per “riforma del terzo settore”?

L’intera disciplina degli enti del terzo settore è stata profondamente modificata ed innovata dal decreto legislativo 3 luglio 2017, n. 117, recante il Codice del Terzo settore. Adesso tutti gli enti del terzo settore, tra cui le associazioni di promozione sociale (APS), hanno un quadro normativo di riferimento organico e completo. Con l’entrata in vigore del Codice del Terzo settore sono state abrogate le precedenti normative, tra cui la legge 383/2000 sulle associazioni di promozione sociale.

Cosa sono gli enti del terzo settore? Cosa sono le associazioni di promozione sociale?

Gli enti del terzo settore sono associazioni o fondazioni che svolgono un’attività di interesse generale senza scopo di lucro e per finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale. Essi devono essere iscritti in un registro denominato Registro Unico Nazionale del Terzo Settore (RUNTS).

Le associazioni di promozione sociale (o APS) sono una tipologia particolare di enti del terzo settore, accanto ad altre tipologie particolari quali le organizzazioni di volontariato e le imprese sociali. Alle APS sono dedicate alcune norme specifiche del Codice (artt. 35, 36, 56, 67, 68, 72, 75, 85 e 86). In generale, esse si caratterizzano per l’impiego prevalente di volontari rispetto a lavoratori retribuiti (i quali non possono in nessun caso essere più della metà dei volontari impiegati nell’attività) e per la possibilità di svolgere le proprie attività di interesse generale anche in favore dei propri associati e dei loro familiari.

Che impatto ha la riforma del terzo settore sulle APS già costituite prima del 2017?

Le APS costituite ai sensi della legge 383/2000, prima della data di entrata in vigore del Codice del Terzo settore (cioè prima del 2 agosto 2017), sono obbligate ad adeguare i propri statuti alle nuove norme entro il 2 agosto 2019. Il rispetto di tale termine è necessario affinché le APS possano continuare ad essere tali e qualificarsi come APS (e dunque godere del relativo regime normativo e fiscale, nonché dei contributi pubblici in favore delle APS ex art. 72 del Codice), nonché affinché esse possano eventualmente beneficiare delle modalità di adeguamento “semplificate” offerte dal legislatore della riforma.

Le modifiche statutarie volte all’adeguamento alla nuova normativa del Terzo settore sono, altresì, esenti dall’imposta di registro.

Quali sono i requisiti che le APS devono possedere ai fini di un corretto adeguamento alla riforma del Terzo settore?

Le APS devono essere costituite in forma di associazione, riconosciuta o non riconosciuta, e avere un numero minimo di associati pari ad almeno sette persone fisiche o a tre associazioni di promozione sociale. Ad una APS possono inoltre aderire altri enti del terzo settore o senza scopo di lucro, purché il loro numero non sia superiore al 50% delle APS associate.

La loro attività di interesse generale, da individuare in una o più “opzioni” offerte nella lista contenuta nell’art. 5 del Codice del Terzo settore, deve essere svolta, in via esclusiva o quanto meno principale e deve essere rivolta ai propri associati (o alle persone aderenti agli enti associati), ai loro familiari o ai terzi. Le APS, inoltre, devono avvalersi, in modo prevalente, dell’attività di volontariato dei propri associati.  

La Circolare del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali del 27 dicembre 2018, n. 20, ha chiarito che la denominazione sociale dovrà contenere in via obbligatoria la locuzione “Associazione di promozione sociale” o l’acronimo “APS” e in via facoltativa la locuzione “Ente del Terzo settore” (o l’acronimo “ETS”). L’utilizzo degli stessi deve essere subordinato, con apposita clausola statutaria, all’iscrizione dell’ente nel Registro unico nazionale del Terzo settore. La Circolare contiene, inoltre, una tabella di riepilogo che individua, nello specifico, gli adeguamenti obbligatori, distinguendoli da quelli “derogabili” e dalle “mere facoltà di previsione”, con l’indicazione dei relativi quorum assembleari di approvazione.

Cosa fare per modificare lo statuto? È necessario convocare l’assemblea straordinaria?

Con riguardo alle ASD che sono già APS, essendo già presenti nell’elenco consegnato da ASI Nazionale al Ministero del Lavoro ai fini dell’iscrizione nel registro nazionale delle APS, potrebbe non essere necessaria l’assemblea straordinaria, dal momento che ad esse si applica l’art. 101, comma 2, del Codice del terzo settore, secondo il quale, entro il 2 agosto 2019, è possibile modificare i propri statuti con le modalità e le maggioranze previste per le deliberazioni dell’assemblea ordinaria al fine di adeguarli alle nuove disposizioni inderogabili o di introdurre clausole che escludono l’applicazione di nuove disposizioni derogabili mediante specifica clausola statutaria. Tuttavia, una delibera di assemblea straordinaria è necessaria quando le modifiche statutarie non siano dirette a questi specifici obiettivi, ma ad esempio ad introdurre regole statutarie non imposte dalla riforma o ad esercitare opzioni organizzative concesse dalla riforma. Posta la difficoltà di distinguere gli adeguamenti, si consiglia di procedere sempre con assemblea straordinaria. L’assemblea straordinaria è comunque necessaria se si supera il termine del 2 agosto 2019.

Con riguardo invece alle ASD che intendono qualificarsi come APS ma non lo sono ancora, l’assemblea straordinaria è in ogni caso senz’altro necessaria poiché l’art. 101, comma 2, del Codice del terzo settore non è ad esse applicabile.

Se l’assemblea è straordinaria occorre l’intervento del Notaio?

La delibera di assemblea straordinaria richiede l’atto pubblico notarile solo quando l’associazione sia riconosciuta come persona giuridica, essendo già iscritta nel registro delle persone giuridiche di una prefettura o di una regione. Se invece l’associazione non è riconosciuta come persona giuridica, l’assemblea straordinaria non richiede l’intervento del notaio.

L’iscrizione al RUNTS dà diritto ad avere la personalità giuridica? È automatico?

No, iscrivendosi al RUNTS si ottiene lo status di ente del terzo settore (o quello più particolare di APS), ma non anche automaticamente la personalità giuridica di diritto privato.

Per ottenere la personalità giuridica di diritto privato mediante iscrizione al RUNTS, occorre osservare la particolare procedura di iscrizione al RUNTS di cui all’articolo 22 del Codice del terzo settore, che prevede l’intervento del notaio e l’esistenza di un patrimonio minimo di 15.000 €.

Se l’associazione si affida ad un notaio e si iscrive nel RUNTS ai sensi dell’art. 22, avendo un patrimonio minimo di 15.000 €, allora ottiene la personalità giuridica, e delle obbligazioni dell’associazione risponderà soltanto l’associazione con il suo patrimonio.

Si fa tuttavia presente che attualmente il RUNTS non è ancora operativo. Dunque non è oggi ancora possibile iscriversi ad esso, tanto meno con la procedura di cui all’art. 22. Se l’associazione vuole avere la personalità giuridica deve dunque ancora oggi procedere in via ordinaria ai sensi del d.P.R. 361/2000 ed iscriversi nei registri delle persone giuridiche di prefetture e regioni. Quanto il RUNTS diventerà operativo, allora sarà possibile ricorrere alla più vantaggiosa e veloce procedura di cui all’art. 22 del Codice del terzo settore.

Le associazioni con tre soci prima del 2017 possono diventare APS?

Per essere APS, un’associazione deve sempre avere almeno 7 soci. Tuttavia, se l’associazione è stata costituita prima del 2 agosto 2017 con meno di 7 soci, allora essa potrebbe reintegrare la base sociale entro il 2 agosto 2019, portandola al minimo di 7 soci, e così poter ottenere la qualifica di APS. Invece se l’associazione è stata costituita da meno di 7 soci dopo il 2 agosto 2017, essa, secondo il Ministero del lavoro, non potrebbe acquisire la qualifica di APS.

Sedi e destinazioni d’uso per gli enti del terzo settore (incluse le APS)

Ai sensi dell’art. 71, comma 1, del Codice del terzo settore, “Le sedi degli enti del Terzo settore e i locali in cui si svolgono le relative attività istituzionali, purché non di tipo produttivo, sono compatibili con tutte le destinazioni d’uso omogenee previste dal decreto del Ministero dei lavori pubblici 2 aprile 1968 n. 1444 e simili, indipendentemente dalla destinazione urbanistica”.

Il secondo comma dell’art. 71 aggiunge: “Lo Stato, le Regioni e Province autonome e gli Enti locali possono concedere in comodato beni mobili ed immobili di loro proprietà, non utilizzati per fini istituzionali, agli enti del Terzo settore, ad eccezione delle imprese sociali, per lo svolgimento delle loro attività istituzionali. La cessione in comodato ha una durata massima di trent'anni, nel corso dei quali l'ente concessionario ha l'onere di effettuare sull'immobile, a proprie cura e spese, gli interventi di manutenzione e gli altri interventi necessari a mantenere la funzionalità dell'immobile”.

Quali sono le misure fiscali di favore che il Codice del Terzo settore prevede per le APS?

La riforma ha introdotto per le APS un regime fiscale agevolato e diverse semplificazioni contabili.

La riforma ha previsto per le APS un ambito di de-commercializzazione più ampio rispetto a quello previsto per gli altri enti del Terzo settore di natura associativa.

Il Codice del Terzo settore prevede, tra l’altro, la possibilità di avvalersi, entro determinate soglie, di una tassazione agevolata, c.d. “forfetaria”, per le APS che si iscriveranno nel RUNTS.

Quali sono i vantaggi di una APS?

CODICE DEL TERZO SETTORE AGEVOLAZIONI PER LE APS

Fonti normative

Agevolazioni in favore delle

Associazioni di promozione sociale (APS)

Volontari

(artt. 17, 18 e 35 CTS)

Le APS, come ogni altro ETS, possono avvalersi dell’apporto di volontari. Anzi, esse devono svolgere la propria attività avvalendosi in modo prevalente dell’apporto dei volontari associati. Possono avere lavoratori retribuiti solo limitatamente (non più della metà dei volontari o del 5% degli associati).

I volontari devono sempre essere assicurati. Dei volontari non occasionali deve essere tenuto un apposito registro.

Rapporti con gli enti pubblici

(artt. 55 e 56 CTS)

Le APS possono fruire delle misure previste in materia di “coinvolgimento attivo” degli enti, attraverso forme di co-programmazione, co-progettazione e accreditamento.

In particolare, le amministrazioni pubbliche possono sottoscrivere con le APS, iscritte da almeno sei mesi nel RUNTS, convenzioni finalizzate allo svolgimento in favore di terzi di attività o servizi sociali di interesse generale, se più favorevoli rispetto al ricorso al mercato.

Accesso al credito agevolato

(art. 67 CTS)

Le APS che, nell’ambito delle convenzioni di cui all’art. 56 CTS, abbiano ottenuto l’approvazione di uno o più progetti di attività e di servizi di interesse generale inerenti alle finalità istituzionali, possono fruire delle medesime provvidenze creditizie e fideiussorie previste dalle norme vigenti per le cooperative e i loro consorzi.

Privilegi

(art. 68 CTS)

I crediti delle APS, inerenti allo svolgimento di attività di interesse generale, hanno privilegio generale sui beni mobili del debitore ai sensi dell’articolo 2751-bis del codice civile.

Tali crediti sono collocati, nell’ordine dei privilegi, subito dopo i crediti di cui alla lettera c) del secondo comma dell’articolo 2777 del codice civile.

Accesso al Fondo sociale europeo

(art. 69 CTS)

Le APS possono partecipare alle iniziative promosse da Stato, Regioni e Province autonome volte a favorire l’accesso ai finanziamenti europei per progetti finalizzati al raggiungimento degli obiettivi istituzionali.

Strutture e autorizzazioni temporanee per manifestazioni pubbliche

(art. 70 CTS)

Le APS possono fruire delle eventuali misure previste da Stato, Regioni, Province autonome ed Enti locali per l’utilizzazione non onerosa di beni mobili e immobili per manifestazioni e iniziative temporanee.

Locali utilizzati

(art. 71 CTS)

Le sedi delle APS e i locali in cui si svolgono le relative attività istituzionali, purché non di tipo produttivo, sono compatibili con tutte le destinazioni d’uso omogenee previste dalla normativa vigente, indipendentemente dalla destinazione urbanistica.,

Gli enti pubblici possono concedere alle APS in comodato beni mobili ed immobili di loro proprietà, non utilizzati per fini istituzionali.

Fondo per il finanziamento di progetti e attività di interesse generale nel Terzo settore

(art. 72 CTS)

Le APS possono accedere a questo fondo.

Altre risorse finanziarie specificamente destinate al sostegno degli enti del Terzo settore

(art. 73 e 75 CTS)

Le APS possono accedere a queste risorse per l’elaborazione e realizzazione di progetti.

Social Bonus

(art. 81 CTS)

È istituito un credito d’imposta pari al 65% delle erogazioni liberali in denaro effettuate da persone fisiche e del 50% se effettuate da enti o società in favore degli enti del Terzo settore, tra cui le APS, che hanno presentato al Ministero del lavoro e delle politiche sociali un progetto per sostenere il recupero degli immobili pubblici inutilizzati e dei beni mobili e immobili confiscati alla criminalità organizzata assegnati ai suddetti enti del Terzo settore e da questi utilizzati esclusivamente per lo svolgimento di attività di cui all’art. 5 con modalità non commerciali.

Agevolazioni in materia di imposte indirette e tributi locali

(art. 82 CTS)

Gli ETS, tra cui le APS, sono destinatari di diverse agevolazioni con riguardo alle imposte indirette e ai tributi locali:

– non sono soggetti all’imposta sulle successioni e donazioni e alle imposte ipotecaria e catastale i trasferimenti a titolo gratuito effettuati in loro favore;

– agli atti costitutivi e alle modifiche statutarie, comprese le operazioni di fusione, scissione o trasformazione, le imposte di registro, ipotecaria e catastale si applicano in misura fissa;

– le modifiche statutarie sono esenti dall’imposta di registro se hanno lo scopo di adeguare gli atti a modifiche o integrazioni normative;

– le imposte di registro, ipotecaria e catastale si applicano in misura fissa per gli atti traslativi a titolo oneroso della proprietà di beni immobili e per gli atti traslativi o costituitivi di diritti reali immobiliari di godimento in loro favore, a condizione che i beni siano direttamente utilizzati, entro cinque anni dal trasferimento, in diretta attuazione degli scopi istituzionali o dell’oggetto sociale e che l’ente renda, contestualmente alla stipula dell’atto, apposita dichiarazione in tal senso;

– gli atti, i documenti, le istanze, i contratti, nonché le copie anche se dichiarate conformi, gli estratti, le certificazioni, le dichiarazioni, le attestazioni e ogni altro documento cartaceo o informatico in qualunque modo denominato posti in essere o richiesti da tali enti sono esenti dall’imposta di bollo;

– gli immobili posseduti e utilizzati dagli enti non commerciali del Terzo settore di cui all’art. 79, co. 5, destinati esclusivamente allo svolgimento con modalità non commerciali, di attività assistenziali, previdenziali, sanitarie, di ricerca scientifica, didattiche, ricettive, culturali, ricreative e sportive (…) sono esenti dall’imposta municipale propria e dal tributo per i servizi indivisibili alle condizioni e nei limiti previsti dalla normativa vigente.

Regime fiscale delle APS

(artt. 79 e 85 CTS)

Oltre alle disposizioni in materia di imposte sui redditi, di cui all’art. 79 CTS, anche per le APS, il CTS prevede un regime fiscale di favore.

Non si considerano commerciali:

– le attività svolte dalle APS in diretta attuazione degli scopi istituzionali effettuate verso pagamento di corrispettivi specifici nei confronti dei propri associati e dei familiari conviventi degli stessi, ovvero degli associati di altre associazioni che svolgono la medesima attività e che per legge, regolamento, atto costitutivo o statuto fanno parte di un’unica organizzazione locale o nazionale, nonché nei confronti di enti composti in misura non inferiore al settanta percento da enti del Terzo settore ai sensi dell’art. 5, co. 1, lett. m);

– le cessioni anche a terzi di proprie pubblicazioni cedute prevalentemente agli associati e ai familiari conviventi degli stessi verso pagamento di corrispettivi specifici in attuazione degli scopi istituzionali;

– le attività di vendita di beni acquisiti da terzi a titolo gratuito a fini di sovvenzione, a condizione che la vendita sia curata direttamente dall’organizzazione senza alcun intermediario e sia svolta senza l’impiego di mezzi organizzati professionalmente per fini di concorrenzialità sul mercato.

Le quote e i contributi corrisposti alle APS non concorrono alla formazione della base imponibile, ai fini dell’imposta sugli intrattenimenti.

I redditi degli immobili destinati in via esclusiva allo svolgimento di attività non commerciale da parte delle APS sono esenti dall’imposta sul reddito delle società.

Regime forfetario per le attività commerciali svolte dalle APS

(art. 86 CTS)

Le APS possono applicare, in relazione alle attività commerciali svolte, il regime forfetario se nel periodo d’imposta precedente hanno percepito ricavi, ragguagliati al periodo d’imposta, non superiori a 130.000 euro o alla diversa soglia che dovesse essere autorizzata dal Consiglio dell’Unione europea in sede di rinnovo della decisione.

In particolare, le APS che applicano il regime forfetario determinano il reddito imponibile applicando all’ammontare dei ricavi percepiti un coefficiente di redditività pari al 3%.

RIFORMA TERZO SETTORE E ASSOCIAZIONI SPORTIVE DILETTANTISTICHE

Cosa s’intende per “riforma del terzo settore”? Cosa sono gli enti del terzo settore?

L’intera disciplina degli enti del terzo settore è stata profondamente modificata ed innovata dal decreto legislativo 3 luglio 2017, n. 117, recante il Codice del Terzo settore. Adesso tutti gli enti del terzo settore hanno un quadro normativo di riferimento organico e completo. Con l’entrata in vigore del Codice del Terzo settore sono state abrogate le precedenti normative, tra cui la legge 383/2000 sulle associazioni di promozione sociale e la legge 266/1991 sulle organizzazioni di volontariato.

Gli enti del terzo settore sono associazioni o fondazioni che svolgono un’attività di interesse generale senza scopo di lucro e per finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale. Essi devono essere iscritti in un registro denominato Registro Unico Nazionale del Terzo Settore (RUNTS).

Una ASD può diventare ente del terzo settore?

Sì, una ASD può diventare ente del terzo settore, dal momento che l’organizzazione e gestione di attività sportive dilettantistiche costituisce un’attività di interesse generale secondo il Codice del Terzo settore. Le ASD, inoltre, sono già enti democratici e senza scopo di lucro ai sensi e per gli effetti dell’ordinamento sportivo. Di conseguenza esse possiedono già le caratteristiche distintive di un ente del terzo settore.

Una ASD, pertanto, potrebbe diventare ente del terzo settore iscrivendosi nel RUNTS.

Più specificamente, è consigliabile che le ASD si qualifichino, all’interno del terzo settore, come associazioni di promozione sociale (APS), iscrivendosi nella specifica sezione APS del RUNTS.

Che conseguenze ha per una ASD l’assunzione della qualifica di APS? In particolare, diventando APS, una ASD perderebbe l’iscrizione nel registro del CONI e la qualifica di ASD?

No, una ASD iscritta nel registro del CONI può assumere l’ulteriore qualifica di APS iscrivendosi nel RUNTS senza che ciò determini la perdita della qualifica di ASD e la cancellazione dal registro del CONI. In altre parole, le due qualifiche (ASD e APS) e le due iscrizioni (Registro del CONI e RUNTS) sono cumulabili.

Ci sono vantaggi, anche fiscali, legati all’iscrizione di una ASD nel RUNTS e all’assunzione della qualifica di APS? Ci sono conseguenze negative?

Sì, ci sono diversi vantaggi, fiscali e d’altro genere. Le APS godono infatti di un regime particolarmente ampio e favorevole di decommercializzazione dei corrispettivi specifici e possono usufruire di ulteriori misure agevolative come ad esempio il c.d. social bonus e le detrazioni e deduzioni per erogazioni liberali in loro favore. Quanto alle entrate di natura commerciale godono di un regime forfettario ad hoc (imponibilità del 3% del reddito) nei limiti di 130.000 €. Inoltre, diventando APS, le ASD potrebbero accedere a diversi contributi pubblici in favore delle APS, come quelli di cui all’art. 72 del Codice del terzo settore (tanto a livello nazionale che regionale).

Dall’altra parte, le ASD che diventano APS mediante iscrizione nel RUNTS perdono la possibilità di applicare la legge 398/1991 e le disposizioni che la presuppongono come quelle di cui all’art. 25, comma 2, legge 133/1999. Se, pertanto, le ASD hanno entrate commerciali (anche per effetto di sponsorizzazioni) abbastanza elevate (cioè superiori a 130.000 € ma comunque inferiori a 400.000 €, che è il limite di applicazione del regime ex legge 398/1991), allora esse devono attentamente valutare se assumere anche la qualifica di APS.

A parte l’impossibilità di applicare la legge 398/1991 non vi sono altre conseguenze negative legate all’assunzione da parte di una ASD dell’ulteriore qualifica di APS. In particolare, rimane invariata ed applicabile alle ASD-APS la disciplina fiscale di cui all’art. 69, comma 2, TUIR (esenzione 10.000 €) e la deducibilità ex art. 74, comma 2, TUIR, delle sponsorizzazioni.

Una ASD che assuma anche la qualifica di APS iscrivendosi al RUNTS perde lo speciale regime fiscale della decommercializzazione dei corrispettivi specifici di cui all’art. 148, comma 3, TUIR? In tal caso, quale regime sostitutivo le si applica?

Alle ASD iscritte nel RUNTS non si applica il regime di decommercializzazione di cui all’art. 148, comma 3, TUIR, bensì il regime di decommercializzazione di cui all’art. 85, commi 1 e 2, del Codice del Terzo settore, che è esteso alle prestazioni rese da una ASD ai familiari conviventi dei soci, ma non comprende quelle rese ai tesserati delle organizzazioni nazionali. La tabella sotto pone a raffronto i due regimi e ne consente la comparazione.

Decommercializzazione ex art. 148, comma 3, TUIR

“Per le associazioni … sportive dilettantistiche non si considerano commerciali le attività svolte in diretta attuazione degli scopi istituzionali, effettuate verso pagamento di corrispettivi specifici nei confronti degli iscritti, associati o partecipanti, di altre associazioni che svolgono la medesima attività e che per legge, regolamento, atto costitutivo o statuto fanno parte di un'unica organizzazione locale o nazionale, dei rispettivi associati o partecipanti e dei tesserati dalle rispettive organizzazioni nazionali, nonché le cessioni anche a terzi di proprie pubblicazioni cedute prevalentemente agli associati”.

Decommercializzazione ex art. 85, commi 1 e 2, CTS

“Non si considerano commerciali le attività svolte dalle APS in diretta attuazione degli scopi istituzionali effettuate verso pagamento di corrispettivi specifici nei confronti dei propri associati e dei familiari conviventi degli stessi, ovvero degli associati di altre associazioni che svolgono la medesima attività e che per legge, regolamento, atto costitutivo o statuto fanno parte di un’unica organizzazione locale o nazionale, nonché nei confronti di enti composti in misura non inferiore al 70% da enti del Terzo settore ai sensi dell’articolo 5, comma 1, lettera m). Non si considerano, altresì, commerciali, ai fini delle imposte sui redditi, le cessioni anche a terzi di proprie pubblicazioni cedute prevalentemente agli associati e ai familiari conviventi degli stessi verso pagamento di corrispettivi specifici in attuazione degli scopi istituzionali”.

Una ASD iscritta al RUNTS come APS deve impiegare volontari nella propria attività? Può assumere lavoratori?

Una APS è tenuta a svolgere la propria attività avvalendosi in modo prevalente dell’attività di volontariato dei propri soci. Essa può assumere lavoratori dipendenti o avvalersi di prestazioni di lavoro autonomo o di altra natura solo quando ciò sia necessario ai fini dello svolgimento dell’attività di interesse generale e al perseguimento delle finalità. In ogni caso, il numero dei lavoratori impiegati nell’attività non può essere superiore al 50% del numero dei volontari o al 5% del numero dei soci.

Cosa deve fare una ASD che intenda diventare APS?

Deve innanzitutto adeguare il proprio statuto in modo da recepire le norme del Codice del Terzo settore. In secondo luogo deve iscriversi al RUNTS anche tramite la propria rete associativa.

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