AVV. FICI – Valutazione di impatto sociale: il Ministero adotta le linee guida per gli enti del terzo settore

Antonio Fici

Professore di Diritto privato nell’Università del Molise. Avvocato in Roma

 

Il decreto ministeriale contenente le linee guida per la redazione della valutazione di impatto sociale è disponibile a questo indirizzo:

https://www.gazzettaufficiale.it/atto/vediMenuHTML;jsessionid=d7klM5wg6+0vSoIPAds9EA__.ntc-as1-guri2b?atto.dataPubblicazioneGazzetta=2019-09-12&atto.codiceRedazionale=19A05601&tipoSerie=serie_generale&tipoVigenza=originario

 

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Provvedimento 

Decreto del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali 23 luglio 2019, n. 161959 – Linee guida per la realizzazione di sistemi di valutazione dell’impatto sociale delle attività svolte dagli enti del Terzo settore.

 

Pubblicazione

In Gazz. Uff., 12 settembre 2019, n. 214

 

Soggetti obbligati

L’ETS è soggetto all’obbligo qualora ricorrano tutte le seguenti condizioni:

  1. svolga un’attività oggetto di un affidamento di servizi di interesse generale da parte di pubbliche amministrazioni;
  2. la pubblica amministrazione di riferimento abbia previsto la realizzazione di sistemi di valutazione dell’impatto sociale;
  3. l’ente sia impegnato in interventi di media e lunga durata, di almeno diciotto mesi;
  4. gli interventi abbiano natura economica e superino 1.000.000 di euro;
  5. gli interventi realizzati siano sviluppati in ambito interregionale, nazionale o internazionale.

 

Redazione della valutazione di impatto sociale (VIS) su base “volontaria”

Gli ETS che non sono obbligati potranno comunque decidere volontariamente di sottoporsi alla VIS

 

Oggetto dell’obbligo

– gli ETS dovranno prevedere all’interno del proprio sistema di valutazione una raccolta di dati sia quantitativi che qualitativi, considerando indici ed indicatori, sia monetari che non monetari, coerenti ed appropriati ai propri settori di attività di interesse generale;

– la “valutazione” dovrà riguardare le attività svolte dall’ETS, i servizi, i progetti, gli input, gli output e gli outcome; 

– le “fasi di misurazione” dell’impatto sociale dovranno comprendere:

  1. l’analisi del contesto e dei bisogni partecipata dagli stakeholder;
  2. la pianificazione degli obiettivi di impatto;
  3. l’analisi delle attività e la scelta di metodologia, strumento, tempistica della misurazione;
  4. la valutazione; 
  5. la comunicazione degli esiti della valutazione.

All’indomani dell’adozione del decreto ministeriale in materia di bilancio sociale (D.M. 4 luglio 2019, n. 161530), il Ministero del lavoro e delle politiche sociali ha emanato un nuovo decreto (D.M. 23 luglio 2019, n. 161959) contenente, stavolta, le linee guida per la realizzazione di sistemi di valutazione dell’impatto sociale (VIS) delle attività svolte dagli enti del terzo settore (ETS).

La VIS è una “valutazione qualitativa e quantitativa, sul breve, medio e lungo periodo, degli effetti delle attività svolte sulla comunità di riferimento rispetto all’obiettivo individuato” (art. 7, comma 3, l. 6 giugno 2016, n. 106).

La funzione di tale documento è quella di consentire a tutti i potenziali interlocutori (i cc.dd. stakeholder) di entrare in possesso di informazioni riguardanti l’“impatto sociale”, ma anche economico, che l’attività dell’ETS ha generato (o che realizzerà in futuro) in vista del raggiungimento di un determinato obiettivo, e ciò, come si vedrà, sulla base di dati oggettivi e facilmente verificabili.   

La redazione della VIS è obbligatoria soltanto se ricorrono alcune condizioni: il decreto ministeriale, infatti, prevede, espressamente, che “le pubbliche amministrazioni, nell’ambito di procedure di affidamento di servizi di interesse generale, possono prevedere la realizzazione di sistemi di valutazione dell’impatto sociale da parte degli ETS che intrattengono rapporti con le medesime PP.AA, sì da consentire una valutazione dei risultati in termini di qualità e di efficacia delle prestazioni e delle attività svolte”. Nello specifico, gli ETS sono tenuti alla redazione della VIS solo se impegnati in interventi ed azioni di media e lunga durata, di almeno diciotto mesi, e di natura economica superiori ad euro 1.000.000, sempreché sviluppati in ambito interregionale, nazionale o internazionale.

L’obbligo ricorre, dunque, soltanto in presenza delle seguenti condizioni:

  1. l’ETS svolga un’attività oggetto di un affidamento di servizi di interesse generale da parte di pubbliche amministrazioni e sempreché:
  2. la pubblica amministrazione di riferimento abbia previsto la realizzazione di sistemi di valutazione dell’impatto sociale;
  3. l’ETS sia impegnato in interventi che hanno la durata di almeno diciotto mesi;
  4. gli interventi di natura economica superino 1.000.000 di euro;
  5. l’ambito di sviluppo dell’intervento sia interregionale, nazionale o internazionale. 

Tutti gli altri ETS, per i quali non ricorrono le condizioni di obbligo previste dal decreto ministeriale, potranno scegliere, in ogni caso, di sottoporsi ad una VIS, avvalendosi, in tal modo, di uno strumento molto interessante, capace di attrarre possibili interessati e consentire valutazioni riguardanti gli ambiti di intervento e le rispettive ricadute sociali ed economiche, nonché i benefici sociali prodotti (o da generare in futuro).

La VIS è rivolta ad una pluralità di potenziali destinatari, tra i quali: 

  • i finanziatori e i donatori presenti o futuri; 
  • i beneficiari ultimi di un intervento e tutti gli altri stakeholder interessati;
  • i lavoratori, collaboratori, soci e volontari dell’organizzazione; 
  • i cittadini interessati a conoscere come e con quali risultati vengano impiegate le risorse pubbliche;
  • i soggetti pubblici interessati. 

L’obiettivo principale della “misurazione” operata mediante la VIS è quello di evidenziare qual è il “valore aggiunto sociale” che l’ETS è stato in grado di generare, i risultati del progetto e la sostenibilità dell’azione sociale. Il sistema di valutazione dovrà contemplare “una raccolta di dati sia quantitativi che qualitativi, considerando indici ed indicatori, sia monetari che non monetari, coerenti ed appropriati ai propri settori di attività di interesse generale”.

La scelta dei parametri di misurazione è affidata agli ETS, che potranno individuarli sulla base della forma giuridica rivestita e delle dimensioni dell’ente. Nelle linee guida sono, però, elencati una serie di principi che gli ETS dovranno necessariamente osservare, ovverosia quello della “rilevanza”, “affidabilità”, “intenzionalità” della VIS con gli obiettivi strategici dell’ente e “misurabilità” delle attività valutabili secondo criteri quantitativi. 

La “valutazione” dovrà avere ad oggetto le attività svolte dall’ETS, i servizi, i progetti, gli input, gli output e, infine, gli outcome, ovverosia i “risultati indiretti della propria azione, effetti e cambiamenti realizzati sulla vita dei soggetti coinvolti e sugli individui in generale rispetto ai territori ed al contesto generale oggetto delle attività”.

Le linee guida individuano, inoltre, le cc.dd. “fasi di misurazione” dell’impatto sociale:

  1. l’analisi del contesto e dei bisogni partecipata dagli stakeholder;
  2. la pianificazione degli obiettivi di impatto;
  3. l’analisi delle attività e la scelta di metodologia, strumento, tempistica della misurazione rispetto agli obiettivi prefissati e alle caratteristiche dell’intervento;
  4. la valutazione: attribuzione di un valore, ossia di un significato ai risultati conseguiti dal processo di misurazione;
  5. la comunicazione degli esiti della valutazione che costituiranno la base informativa per la riformulazione di strategie e conseguenti obiettivi che l’organizzazione si porrà per lo sviluppo futuro delle proprie iniziative.

La VIS potrà prevedere anche un “sistema di indici e indicatori di impatto” utili per un confronto con i contenuti del bilancio sociale, di cui potrà diventare, come precisato in sede ministeriale, “parte integrante”.

Se l’ETS opera, invece, in contesti internazionali, potrà avvalersi dei sistemi di valutazione di impatto sociale riconosciuti in tali contesti, poiché il decreto ministeriale li equipara a quelli redatti in linea con le linee guida ministeriali.

Il decreto ministeriale individua, infine, i Centri di servizio per il volontariato (art. 61, CTS) e le reti associative nazionali (art. 41, CTS), quali “soggetti esterni” chiamati ad assicurare agli ETS il supporto necessario ai fini dell’individuazione di validi indicatori di valutazione dell’impatto sociale, sulla base delle esigenze concrete degli enti obbligati, o semplicemente interessati, alla redazione di tale documento.

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